Affari d’oro per fisioterapisti ed osteopati

Nel corso dei prossimi anni, da facile profeta, immagino un aumento considerevole dei profitti per fisioterapisti e gli osteopati ; praticare arti marziali sport da combattimento e preparazione atletica ad un certo livello non è come giocare alla play station, questi professionisti sanitari dovranno ringraziare non solo i maestri di arti marziali “Fai da te” ma anche la sconfinata platea di istruttori di, crossfit e attività affini. Negli sport da combattimento purtroppo non basta dare due calci e due pugni potenti e passatemi il termine “Ciavattati” Il dono del colpo da K.O. non è da tutti e nella speranza o l’illusione di ottenerlo in molti, troppi, hanno la pessima tendenza tutta statunitense di semplificare con l’intento di ottimizzare sopperendo e surrogango alle carenze tecniche con l’aumento della forza sviluppata quasi sempre con carichi artificiali. Organizzare l’aumento della forza non è così semplice come appare al profano, una cosa è la forza esplosiva, una cosa è quella reistente, una la forza veloce ecc. ogniuna di queste capacità va allenata con le sue specificità ed applicata differentemente alle caratteristiche dell’atleta; se poi per aumentare la forza esplosiva si và a crescere troppo di massa nel combattimento possono sorgere seri problemi di resistenza e di appartenenza ad una determinata categoria, si deve tenere presente che il rapporto forza peso deve essere sempre abbondante. Dietro il trend dell’addestramento di resistenza alla forza tipico dei corpi speciali inserendo elementi di potenziamento è esploso il fenomeno dell’allenamento funzionale  quì, tra alcuni istruttori bravi troviamo un Mondo di pressappochisti totalmente o parzialmente a conoscenza dell’anatomia e fisiologia umana, essere inclini all’aiutino chimico e senza controllo medico rientra purtroppo nella norma, spesso ci sono insegnanti del settore che snocciolano erudizioni farmacologiche e biologiche che già sentite nel campo dei bodybuilders, inoltre si vedono piegamenti e trazioni eseguiti fuori delle linee ideali, rom incomplete, posizioni della colonna vetebrale a rischio lesioni tuttavia con la musica a palla, se si è giovani finchè dura fà verdura. Rimanendo saldo il principio che i soldi investiti per l’attività fisica sono sempre un bene, prestate attenzione quando vi iscrivete in una palestra di questo tipo a chi vi state affidando.

Pratica allenante

Nelle arti marziali praticare le tecniche anche se non al massimo delle performances significa comunque fare una seduta allenante, al contrario scimmiottarle magari tenendo una posizione più comoda per le gambe non lo è. Si tratta della stessa situazione che si viene a creare quando per la preparazione atletica di base o evoluta non si eseguono le rom complete o in assetto che mette in pericolo la stabilità delle articolazioni. Fare gli esercizi correttamente significa migliorare la qualità dell’allenamento; l’equazione + lavoro = maggiore risultato non è sintatticamente ne praticamente corretta; Allenarsi troppo fà solo affaticare e commettere errori, se poi si entra nella parte oscura e marcia dello sport, tanto cara ai numerosi mistificatori presenti nel settore come lupi mascherati da agnelli, allora ci si proietta in escamotages pericolose con additivi che vanno ad alterare il metabolismo e la stessa sensazione della fatica, senza fatica non si comprende quando siamo al limite e ognuno invece dovrebbe conoscerlo per poterlo superare. Il riposo serve come l’esercizio, è necessario proprio a metabolizzarlo. Allenarsi qualitativamente più che quantitativamente permette di ottenre risultati più duraturi nel tempo e previene gli infortuni. Se invece siete come gli automobilisti che preferiscono una bella carrozzeria senza un motore adeguato allora è un altro paio di maniche.
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I tempi cambiano

I tempi che cambiano si evincono anche da frasi nell’uso comune che si trasformano: una volta si diceva : è vero, l’ha detto la televisione, sottointendendo un’autorevolezza che il mezzo tecnico non poteva avere in assoluto; ora è comune sentire la frase: l’ho visto su facebook, piattaforma con la stessa autorevolezza attribuita al tubo catodico ma con ancora meno controllo, per cui passa tutto e il contrario di tutto. Limitandomi al solo campo delle arti marziali ma vale per tutto, vorrei dire che non ci sono arti marziali buone o cattive ma solo pessima informazione. Naturamente su Facebook vogliono tutti fare i fenomeni postando filmati che sono esibizioni da manuale, io credo che almeno i miei si comprenda che sono estrapolazioni tecniche neanche tanto preparate, ma quando per abbattere un avversario si simulano 40 coltellate quando per eliminare una persona ne serve una è chiaro che diventa una esibizione di stile, a volte si supera di gran lunga la callistenia del wu shu e magari lo si denigra ma nel combattimento sportivo come nelle arti marziali per difendersi non è come nei film di Chuck Norris, Steven Segal, Silvester Stallone ecc. Nella realtà nessuno stà fermo a farsi mettere in leva o prendere pugni o calci senza avere una reazione anche se scomposta, quando attacchi prendi sempre qualche rischio, salire su un tappeto di gara non è come giocare alla playstation e tantomeno lo è nel campo della difesa personale; il primo che và veramente a segno fa la differenza e comunque vince il più forte ed abile. Verificate sempre quello che viene postato prima di ribatterlo con il tam-tam mediatico.vi lascio cosa posso pensare dei veri e propri fake marziali dai super poteri, li vedo qome quelli che parlano di medicina e non sanno la differenza che passa da un’aponeurosi e un muscolo.

A volte è necessario rammentarlo.

A volte anche se banale è necessario rammentarlo.
Il combattimento sportivo necessita di alcune regole auree fondamentali, non avete di fronte una persona qualsiasi ma un atleta preparato fisicamente psicologicamente, difficilmente si intimorirà con finte o puerili provocazioni: la prima è la più ovvia ma anche la più difficile, consiste nel non essere dove arrivano i colpi; la seconda assumere una guardia ben chiusa, possibilmente impenetrabile, non concedere niente all’avversario; La terza riguarda la strategia di tenersi il centro del terreno di gara, che sia tatami o ring questo sarà il punto più lontano dai suoi margini; la quarta è coltivare la capacità di mobilità sul tronco e sulle gambe, colpire poi ritrarsi, schiavare attaccanto arretrare colpendo; la quinta consiste anche nelle discipline che lo prevedono, nel non subire o farsi coivolgere in leve articolari… Più un’infinità di altri dettagli variabili volta per volta.

Le arti marziali nel pozzo

Il mondo visto da un pozzo o meglio il cielo che si intravede guardando in alto è solo una porzione circolare della volta celeste e se uno è sempre vissuto in tale angusta dimora quello che vede è tutto il suo mondo e come sopra di lui è tutto il suo cielo. Le arti marziali non sono immuni da paragoni che calzano con la descrizione appena enunciata, ogni stile, metodo, scuola e maestro hanno delle certezze all’interno delle quali nessuno osa insinuare il dubbio. Tutti i metodi sono buoni se studiati e perseguiti con dedizione ma ci vorrebbe un p’ò meno ortodossia nell’enunciare che tale stile è nettamente superiore all’altro poichè molto se non tutto dipende da chi lo pratica. le arti marziali cinesi per esempio nella loro vastità tendono a non soffermarsi troppo sul combattimento a terra, in quanto considerata, ultima ratio, e fuori da un’ottica che potremmo definire cavalleresca, tuttavia esistono le tecniche a terra ma vengono poco usate sia nella parte sportiva dove sono state del tutto abolite almeno per adesso con il fermo dell’intervento dell’arbitro; a livello difensivo viene considerato poco sicuro portare lo scontro deliberatamente a terra in una collutazione troppo ravvicinata nel, reale, la possibilità di ricevere coltellate, cacciavitate e morsi è troppo alta, si pensa più ad una difesa a terrra simile a quella che attuerebbe un felino difendendo la schiena e il collo ma sempre cercando di astenersi al contatto contiguo. Quando uno frequenta un kwon o dojio che dir si voglia ha purtroppo la condizione del mondo visto nel pozzo ma tutti sappiamo che il cielo è immensamente più grande della porzione visibile dal fondo di un buco.

Fabrzio Botteghi

Massa critica

Nell’ambito dei corsi in palestra vi è una regola non scritta ma valida per qualsiasi disciplina e riguarda verso l’alto e verso il basso il concetto di ” Massa critica” i corsi che sono seguiti da poche persone sono a forte rischio di estinzione, perchè chi viene vedere per farsi un’idea di cosa lo aspetta è fortemente condizionato dal numero dei partecipanti che nel caso si stia parlando di un neofita potrebbe non aver altri termini di paragone che l’idea di un corso è buono se è seguito da molte persone, in queste condizioni sentire istruttori che continuano pedessiquamente ad asserire di non aver bisogno di pubblicità, i clienti vengono con il passaparola è triste; al contrario ci si iscrive più volentieri quando il corso appare sovraffollato, a questo punto si deve trovare un rimedio per poter accedere ad altri spazi altrimenti si perde la cosidetta, clientela. La massa critica è fondamentale in natura, determina l’estizione o la sopravvivenza delle speci, anche in fisica certi materiali assumono un potenziale instabile solo con una certa massa. Per quanto riguarda le arti marziali cinesi vi è ancora una grande confusione fra quello che propinano i media, quello che da cinese è divenuto statunitense e ripropinato, quello che è stato rielaborato da altri maestri occidentali con la presunzione di essere il meglio di uno più stili, quello di capi scuola “Fai da te” che si inventano di sana pianta delle sequenze, lo dichiarano anche e vengono anche accettati negli enti di promozione e federazioni ecc. vi siete mai chiesti come mai in Italia che non è propriamente un paese di “Leoni ” vi siano un numero spropositato di grandi maestri piuttosto giovani di nono o decimo livello? ma in oriente è così? non credo proprio sia in Giappone ancora meno in Cina l’idea dei gradi sulla cintura sono un risvolto più commerciale e secondariamente di riconoscimento, certo con un numero di praticanti sempre in crescita occorre monitorare quello che si insegna e come viene appreso. Vale ancora molto in Cina l’idea che la cintura serve a tenere su i pantaloni, in caso di necessità non è che uno scontro lo eviti perchè hai la cintura più elevata, in natura vince l’alce che ha i palchi più grossi, il leone più forte e veloce, insomma lo devi sempre dimostrare quello che vali.

Differenze fra addestramento e allenamento

Le differenze tra addestramento e allenamento anche ai profani possono sembrare sinonimi, va ricercata negli obbiettivi che si prefiggono. L’addestramento è quasi sinonimo dell’ inquadramento, ossia ottenere uno standard minimo ed intercambiabile; questo minimo in realtà può essere anche spostato verso l’alto come nel caso dei corpi militari di elite. Nell’antica Roma le legioni avevano particolari tecniche per ogni specializzazione militare , per i fanti oltre che la nota formazione a tortuga di protezione avevano messo a punto un sistema di turnazione sulla prima linea di combattimento all’arma bianca, tale sistema era sincroniazzato e ad un comando metteva sempre uomini freschi dopo pochi minuti di combattimento, contro uno schieramento che invece aveva sempre gli stessi sempre più stanchi e quindi più lenti; i romani evidentemente sapevano che nessun uomo può tenere ritmi elevati di potenza e velocità se non per limitati periodi di tempo, è evidente che per fare questo occorre muoversi all’unisono ed essere per usare un gergo moderno formattati nell’uguaglianza. L’allenamento invece di ricercare l’uguaglianza esalta la diversità, il miglioramento continuo, spinge a far emergere l’individuo dalla massa, da se stessi e giorno dopo giorno; per fare questo l’atleta letteralmente violenta il corpo instaurando delle vere e proprie tempeste ormonali che andranno di volta in volta a modificare la fisiologia scheletrica, muscolare e neurale in modo che gli adattamenti permettano di sopportare più agevolmente le sollecitazioni. Allenare significa stressare, per questo sono altrettanto importanti le sedute di rilassamento, senza le quali si finirebbe presto nel gorgo del super-allenamento che in un paragone automobilistico equivarrebbe a correre con un’auto scarburata.
Fabrizio Botteghi
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The differences between practice and training laypersons may seem synonymous, it must be sought in the objectives they pursue. The practice is almost synonymous of classification, namely to obtain a minimum standard and interchangeable; this minimum actually can also be moved upwardly as in the case of military corps of elite. In ancient Rome the legions had special techniques for each specialization military, for the soldiers in addition to the known safety training at “Tortuga” had developed a shift system on the front line of combat with cutting weapons, and this system was sincroniazzato a command always put fresh men after a few minutes of fighting, against a side that had however always the same more and more tired and therefore slower; The Romans apparently knew that no man can keep a high rate of speed and power except for limited periods of time, it is clear that to do this you must move in unison and be formatted to use modern jargon equality. The workout in training is instead of seeking equality enhances diversity, continuous improvement, drives to the emergence of the individual from the mass, from themselves and day after day; to do this the athlete literally violent body establishing real hormonal storms that will from time to time to change the physiology of skeletal, muscular and neural adaptations so that it possible to withstand the stresses more easily. Coaching means stress, so they are just as important as relaxation sessions, without which we would end soon in the whirlpool of super-workout that with an automotive comparison would be to run with a car with no carburation.
Fabrizio Botteghi
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Arti marziali e sport da combattimento

Occorre dirimere e classificare tra le arti marziali e sport da combattimento dalle quali derivano. Le arti marziali hanno nella loro origine il DNA del guerriero che deve aggiungere al fatto di essere vincente anche il non trascurabile dettaglio di portare a casa la pelle; questo le inquadra fra le discipline che devono passare per necessità di comunità di intenti attraverso un percorso addestrativo di base che assicuri uno standard che altrimenti ai tempi delle battaglie corpo a corpo non permetteva sinergie fra le truppe, parimenti è del mondo marziale il concetto di moralità e compassione per il nemico sconfitto anche se culturalmente questo presenta differenti risvolti. Odiernamente, con la avvento delle armi da fuoco e tecnologie sempre più evolute, profuse a piene mani quando si tratta di fare del male non ci si risparmia, le arti marziali, sono rivolte principalmente al campo della difesa personale e protezione dei più deboli, rimangono sempre le basi addestrative ma si possono incrementare con pratiche atletiche che vanno migliorare le performance personali. Gli sport da combattimento, sono il risvolto sportivo delle arti marziali, e si avvalgono di regole, almeno sulla carta certe per mantenere il combattimento su un piano sportivo moralmente accettabile, anche per questa ragione chi pratica gli sport da combattimento tende subito ad un approccio di tipo atletico, anche quì in genere gli insegnanti se bravi insistono sulla moralità, correttezza e lealtà. Per fare degli esempi concreti: il Ju do è l’evoluzione sportiva del Ju Ji Tsu; la kick box del Kara Te; e il Sanda del Kung Fu. Fondamentalmente le differenze pratiche sono che se nel contesto marziale può essere necessario ritirarsi per salvarsi la vita nel campo sportivo equivarrebbe a perdere l’incontro; inoltre mentre a livello marziale è normale che uno si abitui a combattere con categorie di peso differenti intervenendo a livello articolare e i punti particolarmente sensibili, nello sport al contrario queste tecniche sono severamente bandite e producono penalità, trattandosi di un combattimento con delle limitazioni anche dove è contemplato il contatto pieno i combattimenti sono divisi per categorie di peso, sempre per l’incolumità degli atleti, non vorrei però generare dubbi, incolumità, non significa affatto che i contendenti non se le diano di santa ragione, non parliamo di Curling ovviamente! Anche per quanto riguarda l’uso delle armi nel tiro con l’arco, anticamente si usato in guerra e caccia, odiernamente solo in quest’ultima, tuttavia c’è anche l’aspetto sportivo di tipo Olimpico che per esasprare il centro dei target impone l’arciere fermo acolpire un paglione anch’esso fisso, cosa alquanto differente dalla situazione naturale della caccia dove animale e uomo corrono e si inseguono.

Fabrizio Botteghi

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Arti marziali e giochi di prestigio

Nel campo delle arti marziali più che negli sport da combattimento la presenza di mistificazione è notevole e riconoscibile dagli addetti ai lavori ma molto meno da chi si affaccia per le prime volte a tali discipline. Se poi si scende ancora nello specifico negli infiniti gironi delle arti marziali cinesi, nella melassa delle sue contraddizioni la mistificazione si sposa con la prestidigitazione e l’illusionismo, per illusione non intendo riferirmi alle tecniche elusive ma al modo di porsi di sedicenti maestri, quì la realtà supera la fantasia, ci sono infatti un numero considerevole di insegnanti che pur avendo praticato pochi anni, in qualche modo fanno l’azzardo di mettersi in proprio cercando di costruirsi un passato con qualsiasi mezzo, dall’affiliazione all’ente di promozione più conveniente, alle fotografie ripassate con photoshop, depilazioni per apparire più giovani con il petto glabro, fanno i fotomodelli più che far vedere almeno un assaggio delle loro capacità o fotografie reali riprese a Seattle nel cimitero accanto alla tomba di Bruce li, ad evocare l’idea che se uno fà questo deve essere per forza autentico. Purtroppo chi fà le spese di questa situazione è sempre l’utenza che giustamente tende per definizione a credere quello che gli viene proposto se ben inpiattato. Non ci sono federazioni, enti di promozione ne presentazioni sui social che possano garantire più del 50% di quello che promettono, la regola aurea delle federazioni, anche quelle riconosciute dal C.O.N.I. è quella di accettare il pagamento delle quote di iscrizione e fanno poco altro se non equiparare tutti gli sport assimilandoli ad immagine e somiglianza del Calcio, cosa improponibile sia da un punto di vista organizzativo, economico, e dalle necessità di allenamento; non resta una volta incuriositi che andare di persona a vedere come ci si allena nella palestra che si è scelta, controllare se il maestro si allena con gli allievi, che tipo di tranfer intercorre fra insegnate e studenti o se l’apprendimento vero e proprio avviane attraverso, terze parti, per mezzo ulteriori stages con altri insegnanti. Per quale motivo se non ad alto livello ci si iscrive in una palestra con un maestro per poi imparare da una terza persona? Usiamo il cervello se non altro per evitare una levitazione dei costi.

Fabrizio Botteghi

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Bullismo nel 2017?

Bullismo? Ma veramente si può credere che si possa sconfiggere il cosidetto fenomeno del bullismo con la cultura? Vi risulta che “La gente di cultura” Non commette omicidi? Le chiacchiere da salotto, l’intervento delle istituzioni, la magistratura, la presenza sul territorio delle forze dell’ordine, come se fosse possibile anche nella migliore delle situazioni dovrebbe esserci un poliziotto per ogni essere umano, in una situazione di onnipresenza, per poi chi di poter  controllare tutto con la tecnologia gli posso rammentare che i più grandi attentati sono stati eseguiti proprio sotto gli obbiettivi delle telecamere; in un certo senso anche i bulli in particolare in branco pare amino postare le loro bravate sui social aggiungendo demenza al stupidità; è in genere questo tipo di bravate li fà cadere nella rete degli inquirenti ma sempre dopo che i fatti sono accaduti. Iscriversi ad una buona palestra di arti marziali è la risposta vincente per stroncare sul nascere qualsiasi “Goliardia” Sconfinante nel reato vero e proprio, che non ha un margine definito ma è credetemi estremamente nebuloso.

Fabrizio Botteghi