Perchè www.ferroeseta.com

Se vi chiedete come con tutti i social network gratuiti ci sia bisogno di un sito personale tutto dipende dalla dilagante modalità da, leone da tastiera, che evidentemente mostra quanta gente non abbia veramente di meglio da fare che parlare di quello che non conosce, criticare per gusto di provocare, senza apportare significative riflessioni e soprattutto non facendo quasi mai vedere quello che sa fare, sembrano bambini dispettosi e al tempo stesso vecchi irrigiditi su arcaiche convinzioni. Se per chi pratica pugilato tutto il resto è escrementizio, e per regola invariantiva accade lo stesso quando il riferimento parte dal kara te, judo, kung fu o mma. Mi domando: per quale motivo inserirsi nei gruppi social dedicati alle arti marziali e gli sport da combattimento, fatene uno chiuso e solo per la vostra attività, altro che condividere…A me sembra che sono condivisi solo gli insulti, per cui uno non può postare niente che non venga comunque deriso dall’imbecille pieno di sè di turno; chi pensa che le figure, i katà , i tao lu non servano a niente, chi alla tecnica sopperisce con la forza magari sviluppata con i pesi, non a caso quasi tutti i giovani nuovi maestri sono particolarmente muscolati ed aggiungerei probabilmente dopati; se i moderatori dei gruppi in questione non applicano con severità le regole della semplice educazione è un delirio molto simile alle trasmissioni di tuttologia nazionalpopolari a cui ci hanno assuefatto in televisione. Mi sembra di essere stato esaustivo!
Fabrizio Botteghi www.ferroeseta.com

Simbiosi

In una sorta di simbiosi informatico-sportiva, le arti marziali e gli sport da combattimento l’hardware è come la preparazione preparazione atletica, il software la tecnica e non ultima la bontà dei componenti è la capacità di gestire la paura o se preferite il coraggio. considerando che la tecnica in particolare nelle arti marziali cinesi è assimilabile alla cinetica della catena e che la forza di questa è data dalla resistenza dell’anello più debole, quando ci si allena è necessario fare attenzione proprio nelle cose che riescono peggio poichè saranno queste che faranno la differenza, contrariamente a quanto si crede ciò che riesce in qualche modo naturale non necessariamente ti capiterà.

Affari d’oro per fisioterapisti ed osteopati

Nel corso dei prossimi anni, da facile profeta, immagino un aumento considerevole dei profitti per fisioterapisti e gli osteopati ; praticare arti marziali sport da combattimento e preparazione atletica ad un certo livello non è come giocare alla play station, questi professionisti sanitari dovranno ringraziare non solo i maestri di arti marziali “Fai da te” ma anche la sconfinata platea di istruttori di, crossfit e attività affini. Negli sport da combattimento purtroppo non basta dare due calci e due pugni potenti e passatemi il termine “Ciavattati” Il dono del colpo da K.O. non è da tutti e nella speranza o l’illusione di ottenerlo in molti, troppi, hanno la pessima tendenza tutta statunitense di semplificare con l’intento di ottimizzare sopperendo e surrogango alle carenze tecniche con l’aumento della forza sviluppata quasi sempre con carichi artificiali. Organizzare l’aumento della forza non è così semplice come appare al profano, una cosa è la forza esplosiva, una cosa è quella reistente, una la forza veloce ecc. ogniuna di queste capacità va allenata con le sue specificità ed applicata differentemente alle caratteristiche dell’atleta; se poi per aumentare la forza esplosiva si và a crescere troppo di massa nel combattimento possono sorgere seri problemi di resistenza e di appartenenza ad una determinata categoria, si deve tenere presente che il rapporto forza peso deve essere sempre abbondante. Dietro il trend dell’addestramento di resistenza alla forza tipico dei corpi speciali inserendo elementi di potenziamento è esploso il fenomeno dell’allenamento funzionale  quì, tra alcuni istruttori bravi troviamo un Mondo di pressappochisti totalmente o parzialmente a conoscenza dell’anatomia e fisiologia umana, essere inclini all’aiutino chimico e senza controllo medico rientra purtroppo nella norma, spesso ci sono insegnanti del settore che snocciolano erudizioni farmacologiche e biologiche che già sentite nel campo dei bodybuilders, inoltre si vedono piegamenti e trazioni eseguiti fuori delle linee ideali, rom incomplete, posizioni della colonna vetebrale a rischio lesioni tuttavia con la musica a palla, se si è giovani finchè dura fà verdura. Rimanendo saldo il principio che i soldi investiti per l’attività fisica sono sempre un bene, prestate attenzione quando vi iscrivete in una palestra di questo tipo a chi vi state affidando.

Pratica allenante

Nelle arti marziali praticare le tecniche anche se non al massimo delle performances significa comunque fare una seduta allenante, al contrario scimmiottarle magari tenendo una posizione più comoda per le gambe non lo è. Si tratta della stessa situazione che si viene a creare quando per la preparazione atletica di base o evoluta non si eseguono le rom complete o in assetto che mette in pericolo la stabilità delle articolazioni. Fare gli esercizi correttamente significa migliorare la qualità dell’allenamento; l’equazione + lavoro = maggiore risultato non è sintatticamente ne praticamente corretta; Allenarsi troppo fà solo affaticare e commettere errori, se poi si entra nella parte oscura e marcia dello sport, tanto cara ai numerosi mistificatori presenti nel settore come lupi mascherati da agnelli, allora ci si proietta in escamotages pericolose con additivi che vanno ad alterare il metabolismo e la stessa sensazione della fatica, senza fatica non si comprende quando siamo al limite e ognuno invece dovrebbe conoscerlo per poterlo superare. Il riposo serve come l’esercizio, è necessario proprio a metabolizzarlo. Allenarsi qualitativamente più che quantitativamente permette di ottenre risultati più duraturi nel tempo e previene gli infortuni. Se invece siete come gli automobilisti che preferiscono una bella carrozzeria senza un motore adeguato allora è un altro paio di maniche.
www.ferroeseta.com

Le physic du rôle

Le physic du rôle non è certamente una regola fissa riflettendo esiste anche il detto che l’abito non fà il monaco, tuttavia vi fidereste di una dieta prescritta da un medico nutrizionista obeso? Andreste da un meccanico che ha la sua auto sempre in panne? Anche un medico che fuma o alza il gomito credo che induca qualche sospetto sulle sue reali capacità di saper consigliare men che meno se il chirurgo ha il morbo di Parkinson; come mai allora quando ci si iscrive in una palestra di arti marziali non vi guardate intorno e vi date delle risposte? Dove è scritto che i marzialisti debbano essere dei bodybuilders? Da quando sono necessari degli additivi ai limiti della legalità. Il maestro di arti marziali come fenotipo deve avere una muscolatura tendente all’asciutto, nervosa ma al tempo stesso rilassata, deve avere un aspetto tonico e a parte pochissime eccezioni non grassottello, non deve fare se maschio il galletto con le allieve, deve riprendere senza offendere, sapersi mettere in gioco, avere mentalità aperta e scomporre i grandi problemi in piccole soluzioni accessibili anche all’allievo meno dotato, incoraggiare senza illudere. Quando entrate in una palestra guardatevi intorno!
Fabrizio Botteghi

A volte è necessario rammentarlo.

A volte anche se banale è necessario rammentarlo.
Il combattimento sportivo necessita di alcune regole auree fondamentali, non avete di fronte una persona qualsiasi ma un atleta preparato fisicamente psicologicamente, difficilmente si intimorirà con finte o puerili provocazioni: la prima è la più ovvia ma anche la più difficile, consiste nel non essere dove arrivano i colpi; la seconda assumere una guardia ben chiusa, possibilmente impenetrabile, non concedere niente all’avversario; La terza riguarda la strategia di tenersi il centro del terreno di gara, che sia tatami o ring questo sarà il punto più lontano dai suoi margini; la quarta è coltivare la capacità di mobilità sul tronco e sulle gambe, colpire poi ritrarsi, schiavare attaccanto arretrare colpendo; la quinta consiste anche nelle discipline che lo prevedono, nel non subire o farsi coivolgere in leve articolari… Più un’infinità di altri dettagli variabili volta per volta.

Palestre nel pontino

Credo che l’utenza media delle palestre di Pomezia e dintorni abbia iniziato a rendersi conto dei limiti e non solo dei vantaggi che presentano le megastrutture sportive presenti nel territorio. La critica non è intorno alla strutture monumentali e tutto sommato ben costruite ma all’organizzazione della didattica. Si tratta di stabilire per quale ragione una persona si iscrive in palestra, se è per fare socializzazione oltre la superficialità dei social network è un conto ma se lo si fà per stare in forma o imparare una qualsiasi disciplina, è tutto un altro conto; il sistema di considerare i corsi come degli scaffali da supermercato intercambiabili, come pure facilmente perorare la sostituibilità degli insegnanti, la scelta economica di servirsi di istruttori assunti a tempo determinato, spesso sottopagati che però devono essere presenti l’intera giornata, porta ad un decadimento dell’attenzione e della professionalità, così dopo anni di allenamento non si vedono risultati, se i primi anni queste megastrutture per attirare clientela proponevano gadget di ogni genere nel tempo scemando questa tendenza fè rimasto solo lo specchietto delle allodole della retta mensile molto bassa o forti sconti se si porta un nuovo cliente va considerato che anche se viene proposto un mensile di 35,00 euro per un generico allenamento con i pesi dove vengono fornite delle schede di allenamento e fate tutto da soli, il pagamento probabilmente deve essere fatto per tutto l’anno il che significa 420,00 euro ma per un qualsiasi motivo se uno non può frequentare questo sistema di prepagamento è a tutto sfavore dell’utenza. Gli istruttori poi sono il valore aggiunto di qualsiasi struttura sportiva, la stessa attività potrebbe essere insegnata bene o mediocramente o male fareste costruire un ponte a chi ha solo impastato calce? Nelle Arti marziali, nella danza o la ginnastica artistica questi fattori diventano esiziali. Dovrebbero esserci in giro nel territorio un gran numero di spartani ma d’Estate al mare vedo tante pancette!

Fabrizio Botteghi

Boicottaggio del kung fu

Come far rimanere uno sport d’elitè in un cantuccio di nicchia? Basta boicottarlo a tutti i livelli; dall’alto le massime istituzioni dello sport internazionale non andando le aleatorie promesse non lo fanno entrare alle competizioni olimpiche, mentre altri sport decisamente opinabili e dallo scarzo seguito non hanno questo trattamento. A livello basso e personalmente ho provato sulla mia pelle, dai gestori delle palestre che approfittando dei miei sforzi pubblicitari dirottavano i clienti in altre attività, ai “Colleghi” Di altre arti marziali che creavano problemi sull’uso delle armi tradizionali, fra l’atro prive di filo, adducendo il fatto che rovinassero il tatami, quando non era questo contestavano le scarpette di pezza o di gomma morbida, mentre loro non pulivano il sangue che rimaeva sui tappeti dopo il loro allenamento, un altro sitema è quello di mettere i propri volantini pubblicitari o biglitti da visita praticamente in posti nascosti o farne sparire un p’ò alla volta senza che nessuno mi contatti, questo diventa poco credibile quando i pezzi presi sono 50 e non ti contatta nessuno , a volte sono capitati periodi in cui le persone che volevano fare una lezione di prova se si trattava di arti marziali cinesi potevano al massimo vedere la lezione, al freddo seduti su una sedia di plastica, come al freddo spesso e volentieri venivano lasciati i miei atleti, appena cominciava il nostro turno, magicamente, i riscaldamenti venivano sistematicamente spenti, naturalmente vane sono stte le mie rimostranze con le risposte che può darti solo un despota: o così o quella è la porta! Il massimo è quando altri istruttori serrano a chiave la porta si immette sull’uscita di sicurezza, non dicendolo ma celando la scusa che i miei atleti possano usufruire delle loro attrezzature gelosamente custodite o peggio che se possano portar via quando tutta la struttura internamente ed esternamente è monitorata da telecamere. Tanto non ci fermerete!

Fabrizio Botteghi

Spigolature

Per questioni anagrafiche non sarà capitato a tutti ma durante le Olimpiadi di Roma nel 1960 con mio padre, fotografo, mandato a realizzare servizi giornalistici sugli atleti ci imbattemmo al villaggio olimpico in ragazzone nero considerando che poi avesse solo 19 anni, quel giovane era un pugile americano di colore, Cassius Marcellus Clay, notate anche il fatto di come il nome che poi considerò da schiavo e mutò nel 1964 in Mohammed Alì era comunque latino, quindi romano. Quel giorno dicevo, venni preso in braccio ritrovandomi a circa due metri di altezza sulle sue spalle mentre mi sorrideva, io piccolo e biondo e lui nero grosso con un sorriso da 42 denti, la fotografia che ci immortalò mio padre l’ho tenuta per anni nei vari diari scolastici da mostrare ai miei compagni fin quando misteriosamente scomparve purtroppo per sempre; non è scemato invece il trasporto che ho sempre avuto per gli sport da combattimento.
Fabrizio Botteghi

For reasons of registration it will not happen to everyone but during the Olympics in Rome in 1960 with my father, photographer, sent to journalistic services about the athletes we came to the Olympic village in a big black guy considering that he was only 19 years old, that young man was a American boxe , Cassius Marcellus Clay, note also the fact that the name that he later considered as a slave and changed to Mohammed Ali in 1964 was still Latin, then Roman. That day I said, I was picked up finding myself about two meters high on his shoulders while smiling at me, I small and blond and he big black with a smile of 42 teeth, the photograph that immortalized my father I kept it for years in the various school diaries to show to my companions until mysteriously he disappeared unfortunately forever; the transport that I have always had for combat sports has not diminished.
Fabrizio Botteghi

Pour des raisons d’enregistrement cela n’arrivera pas à tous mais pendant les Jeux olympiques de Rome en 1960 avec mon père, photographe, envoyé à des services journalistiques sur des athlètes nous sommes venus au village olympique en grand black considérant qu’il n’avait que 19 ans, ce jeune homme boxeur américain, Cassius Marcellus Clay, note aussi le fait que le nom qu’il considérait plus tard comme un esclave et changé en Mohammed Ali en 1964 était encore latin, puis romain. Ce jour là j’ai dit, on m’a ramassé en me retrouvant à deux mètres de haut sur ses épaules en me souriant, petit et blond et il grand noir avec un sourire de 42 dents, la photo qui a immortalisé mon père je l’ai gardé pendant des années dans les divers journaux scolaires pour montrer à mes compagnons jusqu’à mystérieusement il a disparu malheureusement pour toujours; le transport que j’ai toujours eu pour les sports de combat n’a pas diminué.
Fabrizio Botteghi

Le arti marziali nel pozzo

Il mondo visto da un pozzo o meglio il cielo che si intravede guardando in alto è solo una porzione circolare della volta celeste e se uno è sempre vissuto in tale angusta dimora quello che vede è tutto il suo mondo e come sopra di lui è tutto il suo cielo. Le arti marziali non sono immuni da paragoni che calzano con la descrizione appena enunciata, ogni stile, metodo, scuola e maestro hanno delle certezze all’interno delle quali nessuno osa insinuare il dubbio. Tutti i metodi sono buoni se studiati e perseguiti con dedizione ma ci vorrebbe un p’ò meno ortodossia nell’enunciare che tale stile è nettamente superiore all’altro poichè molto se non tutto dipende da chi lo pratica. le arti marziali cinesi per esempio nella loro vastità tendono a non soffermarsi troppo sul combattimento a terra, in quanto considerata, ultima ratio, e fuori da un’ottica che potremmo definire cavalleresca, tuttavia esistono le tecniche a terra ma vengono poco usate sia nella parte sportiva dove sono state del tutto abolite almeno per adesso con il fermo dell’intervento dell’arbitro; a livello difensivo viene considerato poco sicuro portare lo scontro deliberatamente a terra in una collutazione troppo ravvicinata nel, reale, la possibilità di ricevere coltellate, cacciavitate e morsi è troppo alta, si pensa più ad una difesa a terrra simile a quella che attuerebbe un felino difendendo la schiena e il collo ma sempre cercando di astenersi al contatto contiguo. Quando uno frequenta un kwon o dojio che dir si voglia ha purtroppo la condizione del mondo visto nel pozzo ma tutti sappiamo che il cielo è immensamente più grande della porzione visibile dal fondo di un buco.

Fabrzio Botteghi