Applicazioni terapeutiche del tai ji

L’applicazione delle tecniche tai ji quan nella pratica fisioterapico-riabilitativa per essere credibile deve passare necessariamente attraverso un approccio di tipo scientifico; questo anche se promuove cambiamenti seppur minimi ma comunque significativi è e deve essere per definizione misurabile non solo a livello qualitativo ma quantitativo. Ovviamente la resilienza di ogni essere vivente non può essere uguale per tutti tuttavia gli effetti devono poter essere duplicati e applicati in una certa misura su tutti. Fuori dell’ Italia e non solo nella Repubblica Popolare Cinese, è abbastanza comune che questa pratica sia considerata parte integrante del percorso riabilitativo dopo traumi fisici che hanno portato i pazienti fino alla condizione di coma. Negli U.S.A. L’American College of Reumatology ha approntato e relazionato abbondantemente e per periodi variabili soggetti che praticavano tai ji con altri che non lo praticavano rispetto a parità di sintomatologia artritica. Il Tai ji può spingersi oltre, Purtroppo è noto che la condizione di incoscienza crea danni direttamente proporzionali al tempo in cui si rimane in tale situazione, la situazione migliora sensibilmente quando il coma è indotto farmacologicamente per lenire sofferenze inutili tali da mettere da sole il paziente in pericolo di vita, come per i grandi ustionati. Nella nostra nazione vi sono alcune realtà che fanno da apri pista.
Le condizioni iniziali per una corretta pratica del tai ji quan e di quello che viene definito qi gong richiedono comunque una senzienza di quello che si cerca di raggiungere, il corpo rimane flessibile, rilassato ma tonico, si tratta di imitare le movenze di un felino, i gatti sembrano sempre rilassati a volte stanchi ma improvvisamente sono in grado di generare contrazioni esplosive, come è normale perchè è proprio quando un muscolo è depolarizzato che può essere stimolato al massimo senza gli antagonisti che ne frenino l’azione. Durante la gestualità anche quando si evince la forza non viene mai incentivata la rigidità e tantomeno l’inerzia. La calma la quasi assenza d’inerzia costringono il sistema vestibolare ad immagazzinare le istruzioni propriocettive più dettagliate; abinati al movimento il respiro e lo sguado sono parte integrante di tutti i sistemi tai ji, a partire dai piedi che fanno da radice, l’attenzione deve passare per le gambe, le anche, attraverso la colonna vertebrale in alto verso le braccia le mani ma nessuna di queste stazioni compreso lo sguardo e il respiro deve sovrastare gli altri. si tratta di un complesso gioco di equilibrio.
Le dinamiche e le traiettorie del movimento nel tai ji sono riconducibili al celebre disegno dell’ “Uomo vitruviano” di Leonardo Da Vinci ma rivisitato in tre dimensioni. Gli arti inferiori tendono a spostarsi secondo un piano quadrato mentre quelli superiori secondo moti circolari più o meno ampi a seconda dell’esigenza della tecnica e della particolare scuola di stile, in generale si possono di stinguere piccole, medie e grandi rotazioni. Il principio meccanico della maniera di muovere le articolazioni sempre incline alla rotondità è dovuto all’intuizione che tutte le strutture articolari si snodano con contatti lunari, semilunari o emisferici, quindi una gestualità che asseconda tali strutture è meno traumatica e permette un controllo maggiore dell’equilibrio, infatti non abbiamo ingranaggi ma più che altro strutture che sono assimilabili a cuscinetti a sfera, l’ideale in meccanica per ridurre al massimo gli attriti salvo gli esperimenti con le ceramiche superconduttrici che in realtà non fanno toccare affatto le superfici in relazione. Un ingranaggio ci farebbe muovere a scatti mentre nel tai ji a parte particolari tecniche che non riguardano certo la riabilitazione la ricerca della rotondità, la sinuoasità, la continuità e la precisione sono l’asse portante.
Come fà un’arte marziale quindi per definizione concepita per il combattimento a trasformarsi in tecnica riabilitativa? La risposta è relativamente semplice i maestri cinesi intuirono che per far imparare al meglio la correttezza dei gesti era necessario privarli del falso aiuto dell’inerzia, ovviamente questo è impossibile a livello assoluto ma ci si può avvicinare rallentando di molto la velocità, questo non significa affatto tali tecniche a livello marziale debbano essere applicate così lentamente. Fra i maestri che introdussero e promossero con maggior successo questo allenamento rallentato possiamo annoverare Yan Lu Chan, Lo stile Yang è quello che si è diffuso maggiormente nel mondo intorno agli anni 20 quando molte delegazioni straniere occidentali frequentavano i già grandi agglomerati divenuti megalopoli come Shangai, Pechino e Canton tuttavia tutte le scuole di tai ji dalla provincia dell’Henan al Wuhan adottano l’addestramento rallentato; questo sistema è pargonabile ai vecchi sistemi di registrazione vhs che potevano essere incisi a bassa risoluzione facendo durare maggiormente la registrazione a scapito della definizione o ad alta risoluzione consumando più nastro per tempo ma con il vantaggio di una nitidezza decisamente migliore. Rallentare i movimenti permette al cervello e a tutto il sistema vestibolare di immagazzinare un maggor numero di informazioni ottenendo una maggiore precisione seduta dopo seduta, come molti gesti atletici il praticante entrerà veramente nella condizione ideale quando non dovrà più pensare alla succesione dei movimenti, questi fluiranno automaticamente e a questo punto l’attenzione sarà indirizzata verso l’armonia fra azione e respirazione. A livello terapeutico si possono ulteriormente sezionare le tecniche in piccoli microgruppi di facile memorizzazione che possono essere ripetuti nei 4 punti cardinali e nei due sensi di rotazione per rispetto della simmetria. Il bello del tai ji quan è che padroneggiando una sequenza la si può praticare da soli, in gruppo praticamente ovunque, ci si può ritagliare un piccolo spazio temporale dedicato solo se stessi che nessuno potrà mai rubare, chi desidera studiare ulteriormente l’arte nell’approfondimento scoprirà le implicazioni marziali che ovviamente non saranno eseguite nella applicazione pratica con la lentezza dell’allenamento iniziale.
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