Fibre muscolari

Per gli atleti improvvisati è bene considerare quanto segue: i muscoli sono costituiti da tre tipi di fibre muscolari: tipo 1 , tipo 2 e una sorta di fibre intermedie che presentano caratteristiche di entrambe ma partendo da un a base di tipo 1.
Le fibre muscolari di tipi 1 dette anche bianche, sono anaeorobiche, veloci nell’attivazione, sviluppano molta energia e allo stesso tempo la esauriscono rilasciando acido lattico che intossica letteralmente il loro meccanismo, il nostro corpo è costituito principalmente da fibre di questo tipo in quanto in natura l’istinto alla risposta di una minaccia farci muovere velocemente che sia un a fuga o un attacco salvo il caso la contrazione sia così forte che blocca completamente il corpo; si è calcolato che le fibre bianche sono in grado di reagire allo stimolo motoneurale in soli 0,01 secondi, le fibre sono molto fitte e grandi il doppio di quelle rosse, la scarsità di mitocondri non riesce a produrre sufficiente quantità di adenosin trifosfato e il glicogeno termina rapidamente, negli esseri umani dopo 10 secondi di contrazioni prossime al loro massimale si accumula il lattato, chi corre i 200 metri si fà i secondi 100 sopportando la tossicità nelle sue fibre bianche e deve alla fine della gara fare un recupero praticamente obbligato, per gare di lunghezza superiori intervengono prima le fibre intermedie e poi quelle rosse che però riducono drasticamente la velocità e la potenza delle contrazioni a favore di una maggiore autonomia lavorando in aerobico; queste fibre non si allenano facilamente l’incremento della forza richiede molte precauzioni e stimoli, tuttavia i movimenti ripetuti tendono ad accorciare i muscoli stessi.
Le fibre muscolari di tipo 2 o rosse per via del loro pigmento, utilizzano l’ossigeno, sono impiegate da tutti durante i lavori manuali, ore passate a fare più o meno le stesse cose ad una intesità bassa o medio alta e da chi pratica sport di fondo, queste fibre sono resistenti ma molto più lente delle bianche, sono facilamente allenabili, quì i mitocondri sono abbondanti e il loro metabolismo legato all’ossigeno permette un loro lungo utilizzo nel tempo, la muscolatura rossa non sviluppa molta forza anzi i movimenti a basso spasmo a lungo andare addirittura la indebolisce.
Le fibre intermedie sono delle bianche che si sforzano di fare le rosse ed hanno caratteristiche intermedie.
Se a questo meccanismo di movimento aggiungiamo che movimenti a corto range o parziale rom accorciano ulteriormente i muscoli interessati e in genere allungano gli antagonisti, con l’allenamento sbagliato facilmente si và in contro a danneggiamenti posturali e o perdita di performances. In realtà chi pratica sport di velocità e potenza deve inserire sempre delle sessioni aerobiche per aiutare il metabolismo a drenare più in fretta l’acido lattico come al contrario chi pratica sport di fondo per avere una marcia in più si dovrebbe allenare anche sull’esplosività. l’eccessiva specializzazione non permette di eseguire movimenti veloci se non li si allena e viceversa. Non è un caso che il fenotipo degli atleti di fondo è estremamente longilineo mentre quelli di potenza hanno masse ben differenti.
Un altro tipico fondamento della muscolatura scheletrica è che lavora sempre in sinergia, cioè in coppia con altri muscoli antagonisti, da soli sarebbero solo in grado di tirare ma non di spingere, alterare l’equilibrio fra queste forze può generare danni alle strutture muscolari, tendinee, capsulari e scheletriche, ecco perchè non se ne sà mai abbastanza, se uno si limita a fare gli esercizi specifici dello sport praticato non compensandone gli eccessi da anziano non riuscirà nemmeno a pettinarsi da solo, muscoli corti, tendini sfibrati, articolazioni fuori asse sono troppo spesso problemi che si riscontrano su atleti anche di livello che per inseguire l’obbiettivo si concentrano solo su quello che serve per ottenere il risultato in gara. Chi allena così fà male!
L’eccessiva specializzazione crea degli assurdi del tipo un velocista non riesce a correre per 5 km di seguito e un fondista probabilmente non riesce a fare una sola accosciata su una gamba, per entrare in un gergo da canottieri o meglio da canoa – kayak, vi sono differenti forme di kayak: associate soprattutto alla forma della chiglia: filanti, plananti, filoplananti e ibride; i filanti sono difficili da direzionare, sono poco stabili lateralmente ma fendono velocemente l’acqua, i plananti sono facili da manovrare e molto stabili ma perdono in velocità, i filoplananti ed in fine gli ibridi in generale fanno parte di quei natanti buoni per tutto ma poco specializzati molto sviluppate nel turismo fluviale lacustre e marino. La forma le dimensioni la qualità dei materiali fanno la differenza nel supporto in questo caso la barca e la pagaia, nell’uomo per quanto riguarda la muscolatura ma sopratutto quello che stà sopra il collo la testa.
Nelle arti marziali, che sono il mia competenza, occorre un grande allenamento sulle fibre bianche per ovvi motivi di velocizzare tecniche che a parità di esecuzione tecnica ne aumentino l’efficacia, al tempo stesso si deve lavorare sull’apparato emuntore per lo smaltimento delle tossine dell’acido lattico per cui è necesario un lavoro aerobico equivalente ad almeno 5 km di corsa moderata e preferibilmente intervallata da allunghi. Le modalità e le intensità andrebbero impostate da persone competenti in quanto l’allenamento è sempre personale, specifico e differente fra una persona e l’altra.