Rispetto

Il rispetto

Il rispetto all’interno della palestra verso un maestro un istruttore, un tecnico che dirsi voglia non può pretendere rispetto dagli allievi se non si comporta in modo adeguato, può essere severo, puntiglioso ma non deve mai oltrepassare certi limiti dettati dal buonsenso, tale buonsenso deve anche essere usato a piene mani dai gestori delle palestre nei confronti dei tecnici stessi per non innescare strascichi e chiacchiere di spogliatoio spesso devastanti per i corsi. Belle parole! in un mondo dove la riconoscenza verrà cancellata anche dai dizionari.

Per mancanza di rispetto non si riferisce al semplice ritardo degli emolumenti o rimborsi dovuti per le competenze ma sentirsi dire la solita storia” siamo una grande famiglia” Salvo fare differenze tra figli e figliastri, arrivare a mistificare e con sfacciataggine di inserire più corsi dello stesso tipo nella struttura gestiti da altrettanti maestri, essere capaci di negare l’evidenza e magari dare in escandescenze e minacce difronte agli utenti, se si fà notare che un istruttore prodigo di iniziative e promozioni pubblicitarie a spese proprie viene danneggiato dall’ultimo arrivato che trova il sentiero già spianato.

Ritengo non é etico che un maestro si proponga in una struttura dove già esiste la stessa disciplina, con l’eccezzione se i due o più istruttori abbiano deciso di comune accordo di spartirsi specifiche competenze; questo si chiama condivisione, partecipazione, l’embrione della democrazia, non si mette un soggetto avanti al fatto compiuto facendo finta che non sia successo niente, un fatto vale più di mille parole. Ritengo immorale che decine di anni di esperienza, presenza sul territorio e referenze federli possano essere surglassate da chi non può produrre titoli, la cosa più grave é che gli utenti queste cose non le sanno e devono fidarsi del loro istinto della loro eventuale esperienza precedente ma se non ne hanno qualsiasi “Oratore” se li mette come si dice a Roma in saccoccia e ti ritrovi a fare un’arte marziale che non conosci convinto da chi non é del settore, ci si può difendere solo pretendendo la classica lezione di prova, almeno si tocca con mano quando te lo consentono.

Il Gestore di palestra che in qualche modo, magari per problemi di cassa consente e perora questi sistemi commerciali più atttinenti al campo dell’ortofrutta, come se vendesse patate al mercato dico semplicemente che questo non si fà, non si può pretendere rispetto da chi non rispetta.

Fabrizio Botteghi

Ultimamente in epoca 2013, lo sport preferito dei miei allievi é guardare nell’orto del vicino dove l’erba sembra essere semprie più grassa. L’offerta nel panorama della arti marziali é diventata talmente numericamente grande quasi da superare la domanda dell’utenza, se poi ci sommiamo gli sport marziali, praticamente votati al solo combattimento i numeri diventano iperbolici. Certamente quì nessuno mette in dubbio l’efficacia e bravura rispettivamente delle varie tecniche e dei relativi maestri se questi sono in qualche modo referenziati o no, esiste però una accelerazione iperbolica favorita da una certa latitanza magari inconsapevole da parte degli enti di promozione sportiva, federazioni e per ultimo dal  C.O.N.I. in una parola vi sono troppi maestri Le A.S.D. non monitorizzano abbatanza il settore in poche parole qualche pezza di appoggio  permette il più delle volte di aprire un corso basta che faccia cassa.Vanno per la maggiore due tendenze diametralmente opposte, stili che promettono l’invulnerabilità con relativamente poche tecniche, poca preparazione fisica, a cui fà seguito spesso la totale mancanza di confronto escludendo il combattimento sportivo e dietro la spinta della Vale Todo  brasiliana ultimamente assimilata per ragioni di marketing al più generalista appellativo di MMA (Mixed Martial Art) quest’ultima tendenza come dicevo é opposta alla prima quì il combattimento sportivo é esaltato ma mentre nei grandi campioni trovi un passato di varie arti marziali, studiate singolarmente per anni prima di poterle miscelare adesso per
riempire le palestre si sopperisce alla minore tecnica con un massiccio apporto di lavoro con i pesi per poter quando gli istruttori sono senza scrupoli portare gli atleti in pochi mesi a gareggiare con enormi rischi di incolumità.

Vi é poi la problematica di tutto il mondo del tradizionale, modificato ma non da essere considerato “moderno”, quì troviamo dei “geni” quasi sempre occidentali, non cinesi che hanno a loro dire modificato a loro dire stili già esistenti ed efficaci con la presunzione di averli migliorati, in tal modo non devono rendere conto a nessuno, ne alle federazioni ne alle organizzazioni già ben strutturate che hanno pensato bene di depositare il copyright sicchè se uno usa scrivere con lettere latine il nome dello stile non può scriverlo con le lettere depositate nel copyright, il problema viene aggirato all’italiana, basta cambiare una lettera o una consonate ed il gioco è fatto, per quanto riguarda le tecniche specifiche é sufficiente aggiungere o togliere quà e là, inserire nel caso un’altra arma, buttarla sulla difesa personale e via, nessuno ti potrà contestare l’operato.

Il problema sembra tutto quì un modo per potersi inventare una lavoro, si spera che l’istruttore che adotta tale comportamento abbia almeno una storia marziale, tuttavia non é impossibile il totale “fai da te” se il sistema é in qualche modo solo tuo chi ha l’autorità per contestare? Il successo di questo modus operandi viene dall’affermare che le tecniche non richiedono un allenamento pesante, sono dedicate anche ai bambini, alle donne, insomma si riferiscono ad un target da 360° a loro non importa che si presentino persone prestanti, anzi se non ci sono é meglio, con un adepto già svezzato su qualche altra arte marziale o sport da combattimento box e lotta grecoromana compresi, non sarebbe così facile spiegare e mettere in pratica l’allenamento, con allievi in bianco si é di fronte ad un foglio di carta sul quale si può scrivere qualsiasi cosa e se priman on c’era niente adesso l’unica scritta é quella che hai fatto.

Dei nuovi marzialisti miglioratori per fare cassa si può anche notare che accettano qualsiasi tipo di vestiario da parte dei loro discepoli, non più quindi vestiti tradizionali cinesi ma tute, Tshirt a rimarcare che per la difesa personale ci si deve poter difendere con qualsiasi tipo di indumento addoso, dove si annida quella che a Roma è conosciuta con l’appellativo di “Sola” la fregatura, nessun corso della durata di un semestre o comunque di un periodo limitato di tempo sarà mai in grado di mettervi in condizione di possedere gli strumenti di una efficace difesa personale. Quando si interrompe la pratica, inesorabilmente si perdono le capacità motorie, la velocità ed i riflessi, mentre il cervello rammenta come acquisite le tecniche nella relatà il corpo non risponderà in modo automatico e questo con un effetto direttamente proporzionale al tempo di inattività, se non rendete la pratica una sorta di cammino per tutta la vita, perderete tempo, se pensate di fare arti marziali come fitness, perderete tempo e al limite rischierete molto più di chi non ha mai fatto niente nel campo perchè almeno lui in caso di aggressione non farà niente, non verrà considerato na minaccia e forse se la caverà, ma se reagite e non siete esiziali nell’ azione le consequenze di ritorsione possono diventare veramente pericolose. detto questo é sempre possibile in relativo poco tempo inculcare un codice di comportamento che possa far prevedere o rendere meno facile le aggressioni, le tecniche  offensive da parte di gruppi bande o branchi sono le più varie, chi le fà per (Mestiere) dà un ruolo preciso ad ogniuno, c’é la persona che vi distrae, quello che alle spalle vi dà una bastonata o una cric in testa, quello che si butta decisamente ad aggrappandosi le gambe per farvi cadere, una volta a terra tre persone vi tengono gli arti, uno per braccio e uno per entrambe le gambe ed un quarto vi fruga fra le tasche o strappa la borsa, la telecamera ecc. poi se anche riuscite a reagire, appena la situazione si mette male o ottenuto l’obbiettivo della refurtiva, il gruppo scappa disperdendosi in tante direzioni per quanti sono gli aggressori…e vi é andata di lusso se non ci sono armi da taglio o da fuoco, non pensate che urlando a squarciagola, il passante medio di riferimento, venga in aiuto, l’azione é in genere gestita in assoluto silenzio, o con tante urla, chi vede dall’esterno impiega diversi secondi a capire se si tratta di una aggressione o di uno scherzo fra amici, e al 90% una volta appurata la prima ipotesi si girano dall’altra parte, saltuariamente possono chiamare le forze dell’ordine che però giungeranno per forza di cose a bocce ferme, quando tutto é già avvenuto. Le bande con la migliore organizzazione saggiano anche i tempi di reazione del commissariato più prossimo per essere certi dei margini temporali, quando riescono a completare l’azione entro i 2 minuti  la certezza dell’impunità é una realtà assoluta anche se il fatto avviene con una stazione di Polizia distante 100 metri.

Tutto questo per dire che ci si deve rassegnare? Niente affatto ma reagire solo se si hanno le capacità e l’occasione di farlo tenersi delle alternative di fuga per noi e per gli aggressori.

Questa riga e mezzo di considerazione finale ha bisogno di addestramento se non di allenamento continuo e non di informazioni ottimistiche e frettolosi mesi di  pratica da poter archiviare come un file a cui attingere quando sarà necessario; fare arti marziali non é come leggere un libro, il libro siete voi.

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